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ITENFRDEESRUJA

  • 1. Stai per ascoltare un monologo di un poeta romano, Remo Remotti, che si intitola “Mamma Roma, addio!”.

    Secondo te, perché il poeta chiama la città di Roma “Mamma”?

  • 2. Ora ascolta il monologo e confrontati con i tuoi compagni.

  • 3. Riascolta il monologo seguendo il testo e dividilo per aree tematiche:

    Cibo tipico

    Quartieri e architettura

    Religione

    Attrazioni turistiche

    Lavoro

    Negozi di lusso

    Negli anni cinquanta io me ne andai, come oggi i ragazzi vanno in India, vanno via, anch’io me ne andai nauseato, stanco da questa Roma del dopoguerra. Io allora, a vent’anni, mi trovavo di fronte a questa situazione, andai via da questa Roma anni 50.

    E me ne andavo da quella Roma addormentata, da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, quella Roma del volemose bene, annamo avanti, quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei sali e tabacchi, degli erbaggi e frutta, quella Roma dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, dei maritozzi colla panna, senza panna, delle mosciarelle…

    Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ce voleva ‘na raccomandazione

    Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, quella Roma della circolare destra e della circolare sinistra, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti…

    Me ne andavo da quella Roma degli attici colla vista, la Roma di piazza Bologna, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella eterna, quella di giorno, quella di notte, quella turistica, la Roma dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma di Propaganda Fide, la Roma fascista di Piacentini…

    Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori imperiali, di piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell’Università di Roma, quella Roma sempre col sole estate e inverno, quella Roma ch’è meglio di Milano…

    Me ne andavo da quella Roma dove la gente orinava per le strade, quella Roma fetente e impiegatizia, dei mille bottegai, de Iannetti, di Gucci, di Ventrella, di Bulgari, di Schostal, di Carmignani, di Avegna, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è ‘na lira, quella Roma der còre de Roma

    Me ne andavo da quella Roma della Banca Commerciale Italiana, del Monte di Pietà, di piazza Campo de’ Fiori, di Piazza Navona, quella Roma che c’hai ‘na sigaretta, e prestame cento lire, quella Roma del Coni, del Concorso ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, me n’andavo da quella Roma di merda!

    Mamma Roma! Addio.

  • 4. Collega ognuno dei cibi riportati qui sotto all’immagine e alla descrizione appropriate.

    1. mostaccioli a. Polpette di riso al pomodoro fritte con un cuore morbido di mozzarella filante. I.

    2. caramelle b. Castagne secche private della buccia.

    II.

    3. supplì c. Biscotti dolci natalizi caratterizzati da una glassa di cioccolato fondente e un ripieno di cacao, miele, mandorle e spezie.

    III.

    4. mosciarelle d. Dolce lievitato molto soffice, farcito con panna montata fresca.

    IV.

    5. maritozzi con la panna e. Grossa pastiglia di zucchero cotto sotto vuoto (onde impedirne la cristallizzazione), aromatizzato con essenze e talvolta addizionato di coloranti

    V.

  • 4.1. Secondo te, cosa hanno in comune tutti questi cibi? Li hai mai sentiti nominare?

  • 5. Al secondo paragrafo, Remotti ripete due volte la parola “casini”. Sai spiegare perché? Che cos’è, in italiano, un “casino”?

  • 6. Trova la definizione giusta delle seguenti parole difficili contenute nel testo.

    1. Fascistoide a. Faccende o situazioni equivoche, truffe.
    2. Imbrogli b. Che ammira o segue il poeta Gabriele D’Annunzio.*
    3. Approssimazioni c. Puzzolente, sgradevolissima all’olfatto.
    4. Dannunziana d. Proprietario o gestore di una bottega, ma anche persona gretta e venale.
    5. Fetente e. Proprio degli impiegati, dal punto di vista sociale o sindacale.
    6. Impiegatizia f. Affine o incline al fascismo.
    7. Bottegai g. Bagni pubblici.
    8. Vespasiani h. Genericità, imprecisioni.

    *Gabriele D’Annunzio (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938), è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico, giornalista e patriota italiano, simbolo del Decadentismo e celebre figura della prima guerra mondiale. Soprannominato “il Vate”, cioè “poeta sacro, profeta”, cantore dell’Italia umbertina, o anche “l’Immaginifico”, occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924. L’arte di D’Annunzio fu così determinante per la cultura di massa che influenzò usi e costumi nell’Italia -e non solo- del suo tempo: un periodo che più tardi sarebbe stato definito appunto “dannunzianesimo”.
  • 6.1. Chi sono i “bottegai” di cui parla il monologo? Ne hai mai sentito nominare qualcuno?

  • 7. Osserva i primi due paragrafi del testo. Quali tempi verbali vengono usati?

    a. Passato prossimo e trapassato remoto.
    b. Imperfetto e passato prossimo.
    c. Passato remoto e imperfetto.

  • 7.1. Perché Remo Remotti usa due tempi verbali aspettualmente molto diversi tra loro (“me ne andai” / “me ne andavo”) per indicare la stessa azione?

    a. In realtà non è la stessa azione.
    b. Perché il primo paragrafo parla dell’azione conclusa, il secondo di quando ancora era in svolgimento.
    c. Perché i due tempi in questo caso sono intercambiabili.

  • 8. Nel testo il poeta fa uso di costruzioni ed espressioni romane. Prova a trovarle e a trascriverle qui sotto e a ``tradurle`` in italiano.

    Forma “romanaccia” Traduzione italiana

    Pasquino Remo Remotti Mamma Roma

    La varietà substandard dell’italiano parlata a Roma non è un vero e proprio dialetto, avendo da tempo perso le caratteristiche proprie di questi ultimi. Si tratta quindi di un italiano regionale, una macrovarietà parlata a Roma e, con qualche differenza, nei centri limitrofi (analogamente a quanto avviene per Venezia, Milano ecc.). Esso è caratterizzato da tratti ben specifici, alcuni dei quali possono essere osservati anche negli esempi presenti nel testo:

    Assimilazione -nd- > -nn- come in andiamo > annamo
    Aferesi di u- negli articoli indeterminativi (come in una > ‘na)
    Apertura di -i in -e nei clitici e nelle preposizioni (vogliamoci > volemose, ci > ce, prestami > prestame, di > de)
    Semplificazione dell’uscita di prima persona plurale del presente indicativo -iamo > -emo (vogliamoci > volemose).
    Chiusura di -uo- in -ò- (cuore > còre).
    Nomi di professione in -rolo (< -iolo, -gnolo), come in pizzicarolo < pizzicagnolo, barcarolo < barcaiolo.

  • 9. Nel testo vengono nominati molti luoghi di Roma: quali conosci? Prova a collocarli sulla mappa.

  • 9.1. Quali di questi luoghi hai visitato? Racconta.

  • 10. Ascoltando questo monologo, quale impressione ti sei fatto sulla Roma degli anni 50? Che differenza c’è tra quella Roma e la Roma in cui vivi tu oggi?

  • 11- Il titolo di questo monologo è un chiaro riferimento al film “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini, con Anna Magnani nel ruolo, appunto, di una donna soprannominata Mamma Roma.

    Guarda le clip: ti sembra ci sia contrasto tra la descrizione di Roma di Remo Remotti e quella che fa Pasolini?

  • 12. E tu, perché hai dovuto dire “addio” alla tua città? Perché te ne sei andato? Prova a scrivere il tuo monologo, sulla traccia di quello di Remotti, dedicandolo alla tua “Mamma”.

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