Lessico dell’informatica: “Non me ne frega niente” di Levante

1. Prima di ascoltare la canzone, collega le immagini alle parole.

Il telefoninoLa guerraIl mondo
Il centro di riabilitazione (casa di cura)I social networkLa pace

Lessico dell'informatica, verbi pronominali

2. La canzone che stiamo per ascoltare si chiama “Non me ne frega niente” di Levante, una giovane cantante italiana. Secondo te, di che cosa parla la canzone?

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3. Guardiamo il video (https://www.youtube.com/watch?v=jWPIATLx7HY) senza musica. Che cosa succede?

4. Adesso ascolta la canzone e completa il testo.

Sogno
La pace nel mondo
Ma a __________ sono brava a far la guerra
La __________ è sempre quella
Noi siamo tutti uguali
Ma il colore della __________ conta

Se parte la __________
Combatto con lo scudo dello schermo
le armi da tastiera
Di giorno sto in __________
Lancio __________ fino a sera

Non me ne __________ niente
Se mentre rimango __________ il mondo crolla
E non mi prende
Non me frega niente
Se mentre la gente grida __________ io prego non capiti a me
Non me ne frega niente, di niente

Scorrono immagini porno
Mi scandalizzo
Inizio la __________
Codardo chi non c’era
A scrivere sul __________ da che parte sta la verità

Ma in piazza scendo solo per il cane
Non mi vogliate __________
Ho sempre poco tempo per lottare senza __________

Non me ne __________ niente
Se mentre rimango __________ il mondo crolla
E non mi prende
Non me frega niente
Se mentre la gente grida aiuto io prego non __________ a me
Non me ne frega niente, se spente le __________ tutto quello che succede non si __________
Non me ne frega niente, di niente

Se il mondo crolla non mi prende
Se il mondo crolla non mi prende

Non me ne frega niente
Se mentre rimango __________ il mondo crolla
E non mi prende
Non me frega niente
Se mentre la __________ grida aiuto io prego non capiti a me
Non me ne frega niente, se spente le luci tutto quello che __________ non si vede
Non me ne frega niente, di niente
Non me ne frega niente, di niente
Niente di niente

5. Rispondi: vero o falso?

1. La canzone parla di guerraVF
2. La canzone parla di persone che usano troppo i social networkVF
3. La canzone parla di una persona che si interessa delle cose che succedonoVF
4. La canzone parla dei problemi della nostra societàVF
5. Nella canzone, la protagonista si offende facilmenteVF
6. Nella canzone, la protagonista è una persona che litiga spesso onlineVF

6. Collega ogni parola al rispettivo significato.

IndifferenteUn’idea o un pensiero
TrinceaSuccedere, accadere
CrollareAgenda dove scrivere gli impegni (oggi anche pagina personale di Facebook)
DiarioTempesta, Uragano
LanciareInsensibile, senza emozioni
OpinionePosto dove si combatteva nella 1°guerra mondiale
CodardoCadere, collassare, franare
RivoltaTirare un oggetto lontano
BuferaGuardare qualcosa velocemente (ad.es. su un iphone)
CapitareRivoluzione, ribellione
ScorrerePersona senza coraggio

7. Rispondi alle domande:

a. Cosa significa la frase: “Non me ne frega niente”?

1) Non mi interessa niente
2) Non ho bisogno di niente
3) Non mi piace niente

d. Cosa significa: “Non mi vogliate male”?

1) Non fatemi male
2) Non vi offendete
3) Fate i buoni

b. Cosa significa: “Di giorno sto in trincea”?

1) Di giorno combatto in luoghi pericolosi e in condizioni difficili
2) Di giorno mi rilasso
4) Di giorno non faccio nulla

e. Cosa significa: “il colore della pelle conta”?

1) il colore della pelle è importante
2) il colore della pelle non è importante
3) il colore della pelle è strano

c. Cosa significa: “Scendo in piazza”?

1) Vado a fare un giro
2) Vado a protestare
3) Vado in piazza a bere un caffè

f. Cosa significa: “Mi scandalizzo”?

1) Mi offendo molto
2) Mi diverto molto
3) Mi arrabbio molto

8. Nella canzone si parla di modem, tastiera e schermo. Qui sotto troverai uno schema con le parole più utili del lessico dell'informatica. Collega le parole alle immagini e poi l’articolo alle parole: quali sono le parole del lessico dell'informatica che vengono dall’inglese e quali quelle che vengono dall’italiano? E che genere hanno?

Gli / Le Il La Il Lo La Il La Il La IlComputer Monitor Webcam Modem Tastiera Stampante Pennetta USB Schermo Mouse Altoparlanti / Casse Disco rigido esternoLessico dell'informatica

9. L’espressione “Non me ne frega niente” è un modo molto colloquiale per dire “non mi importa/ non mi interessa”. Si usa spesso con la preposizione semplice di, e le preposizioni articolate del, della, delle ecc.:

Es. Non me ne frega niente della politica, Non me ne frega niente dello sport, Non me ne frega niente di Marco ecc.

 

Prova ad unire le frasi alle immagini.

Lessico dell'informatica

1) Non me ne frega niente del calcio!3) Basta non me ne frega niente di questo lavoro!
2) Non me ne frega niente di te!4) Non me ne frega niente della matematica!

10. Questa canzone parla dei problemi della nostra società legati ai social network. In particolare, il brano tratta di un tipo di persone che in gergo chiamiamo “leoni da tastiera”.

Lessico dell'informatica in italiano

 

I “Leoni da tastiera” nel gergo informatico sono persone che nella vita reale si comportano in modo normale, ma on-line diventano aggressive e maleducate con tutti, specialmente sui social network (e usano, infatti, lo schermo come “scudo” e la tastiera del pc come “arma”).
Anche nel tuo paese ci sono molti “Leoni da tastiera”?

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11. Se vuoi sapere di più riguardo queste persone puoi leggere questo articolo:

Leoni da tastiera che si credono Dio

da VareseNews 25/01/17

 

Una lettrice fa un’interessante riflessione sui commenti postati dagli utenti sulla nostra pagina Facebook. La risposta del direttore Marco Giovannelli

Caro Direttore,
non mi sono mai permessa di scriverle una lettera, sebbene legga le vostre notizie praticamente tutti i giorni.
Sono una ragazza di 26 anni come tante, con un lavoro normale e una vita normale di provincia. Sono una cittadina come tante.
Una cosa però da un po’ di tempo mi lascia molto interdetta quando leggo i vostri articoli o i vostri post su facebook: le risposte “del pubblico”. Sono sempre moltissime, specialmente sui social network, e alcune, non so se perchè le ho lette con più con attenzione nell’ultimo periodo, sono davvero agghiaccianti.
Sono una persona a cui i social piacciono: li uso ogni giorno, il più possibile con cognizione di causa. Ciò che mi ha spinto in particolare a scrivervi oggi è una breve considerazione riguardo il drammatico fatto del ragazzo purtroppo deceduto in un incidente ieri sera: l’evento è già di per sé tragico, ma ancora peggio a mio avviso, come persona non direttamente coinvolta nella vicenda, lo sono i commenti degli utenti che si sono permessi di “esprimersi”.
Commenti come “assassino” , “meriti la morte”, “avrai tempo di pensare a quello che hai fatto” ecc.
Considerazione: chi siamo noi dai dietro un computer per permetterci di fare questo? Cosa vogliamo dimostrare al mondo? Quale posizione stiamo prendendo nel commentare una notizia in questa maniera?
La cosa che mi lascia più stupefatta è che a scrivere i commenti sono persone di una certa età, non certo dei giovincelli, che da dietro ad uno schermo si sentono in dovere di poter esprimere il loro pensiero senza filtri. Ecco, mi chiedo: ma queste persone che esempio sono? Per i loro figli, nipoti, ma anche amici. Cosa vogliono ottenere? Che sensazione provano dopo aver scritto un commento del genere? Perché per scrivere un commento uno deve essere ben convinto, dato che il proprio nome è li in bella vista a tutti.
Ma soprattutto è questo quello a cui la società ci porta? Le notizie devono girare, sulle modalità ognuno ha una sua opinione, ma stiamo andando verso l’anarchia della libertà di espressione?
Faccio un esempio, riprendendo quello che è purtroppo accaduto ieri.
L’errore è errore, e l’errore va condannato. L’errore viene condannato, condannando l’uomo che lo ha commesso, non c’è altra via. Ma è proprio questo il punto: è uomo.
Non lo dico per giustificare l’azione, ma quanti di noi rispondo per esempio al telefono guidando, o si fanno distrarre da un messaggio, o non rispettano i limiti di velocità? Quanti di noi (e questa è una cosa davvero allarmante) postano “instagram stories” “girate” alla guida?
Quanti di noi a volte nella fretta non rispettano il codice della strada? E ci va sempre tutto bene, fino a quando un giorno il destino ci gioca un brutto scherzo. E’ vero, la possibilità di evitare l’errore dipende da noi, dal nostro fare le cose in coscienza, ma se ci dovesse capitare di sbagliare e di dover convivere per sempre con il nostro senso di colpa, saremmo pronti a vedere la nostra vita ridotta ad un solo errore?
Un uomo che commette un errore si è già condannato, ma chi sta fuori come può pensare di ridurre l’intera esistenza di una persona ad un solo errore esprimendo un giudizio quanto mai fuori luogo? Questa persona ha sbagliato, come sbagliamo tutti ogni giorno: il suo è stato un errore grave e ne pagherà le conseguenze. Ma crediamo che lui non lo sappia? Che il nostro giudizio sia necessario? Che rispetto abbiamo anche della sua di famiglia?
Che cosa sappiamo di lui? Magari ha fatto inversione perchè era in ritardo per la partita di basket del figlio a cui aveva promesso di andare. NON sto dicendo che questo annulli la sua colpa o la renda meno grave, ma darebbe dignità ad una persona, che si ha sbagliato e dovrà convivere per sempre con questo. Ma è un uomo.
Saremmo pronti ad usare le stesse parole taglienti e forti (“assassino”) se a sbagliare fosse nostro padre, nostro fratello, nostro figlio, nostro marito?
E’ questo ciò a cui siamo chiamati? Ad essere “Dio” da dietro uno schermo? Forse sì, è quello che ci si aspetta da noi, che commentiamo con i “tweet” le trasmissioni televisive in tempo reale.
Ciò che mi ha allarmata è l’aver visto tra i commenti nomi di persone che conosco, che sono madri e padri…io sono educatore dei loro figli, e purtroppo ho pensato che ora capisco molte cose. Cosa possiamo aspettarci dai “giovani” se questo è un mondo di giudizi delle “bestie”?!
Cordiali saluti
Silvia
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Cara Silvia,siamo nell’era della comunicazione e della condivisione, ma anche in quella del paradosso. La tua lettera ne è un esempio perfetto. Non entro nel merito della vicenda, anche perché è solo uno dei tanti esempi possibili.
Certo, tu ti spingi un po’ oltre il limite quando provi a formulare alcune delle giustificazioni per chi ha procurato l’incidente mortale, ma il vero punto non è quello.
I social vanno a finire sul grande bancone degli imputati e sembrano essere loro i colpevoli di tanto odio e rancore che si respira. Sono quelli stessi social che danno un accesso facile alla Rete e quindi anche la possibilità di parola a tutti. Facebook in particolare è una grande piazza dove chiunque può entrare e dire la sua. Non è anarchia, si chiama libertà. È una ricchezza importante e dobbiamo sempre tenerlo presente. Le regole ci sono, e noi che amministriamo la pagina cerchiamo di farle rispettare. Su Varesenews, che sia il giornale o sia Facebook non si fanno differenze. Non si accetta l’incitazione alla violenza, al razzismo, alle discriminazioni. Non sempre riusciamo a contenere e moderare tutti i commenti. Questo è un prezzo alto da pagare, ma siamo convinti che valga comunque la pena di correre questo rischio per diverse ragioni che spiego dopo.
Le altre regole le mette la legge. Le persone che scrivono spesso non sono consapevoli che sono penalmente e civilmente perseguibili. Iniziano ad esserci indagini e processi anche solo per i commenti postati su Facebook.
Ma veniamo al punto più delicato. L’era della connessione e condivisione porta anche a grandi paradossi. Il primo lo viviamo noi editori e giornalisti. Forniamo contenuti alle grandi piattaforme tecnologiche che poi sono i nostri principali competitor. Loro, Facebook e Google in cima, assorbono oltre il 70% delle risorse che produce la Rete lasciando di fatto le briciole a tutti gli altri.
Il paradosso però non riguarda solo noi “addetti ai lavori”, ma anche tutti i cittadini a prescindere dall’età anagrafica. Dentro i social ci siamo noi, gli individui, le azienda, le associazioni, le istituzioni. Noi con le nostre storie, le nostre culture, le nostre bellezze, le nostre intelligenze, i nostri limiti, le nostre “miserie”, le nostre debolezze e fragilità. Facebook in particolare sta permettendo di far emergere tutta questa umanità e, insieme con questa, anche una discreta disumanità.
Questo, a volte, ci spaventa, ci scatena dubbi sul senso della democrazia e della libertà, ci preoccupa perché la società che emerge spesso non ci piace, ci fa perfino orrore. Conoscere la realtà provare a capirla, ad analizzarla è una grande responsabilità, ma non c’è nessuna altra strada per comprendere che il mondo è formato da ognuno di noi e solo la propria consapevolezza può migliorarlo. Questo attraverso le scelte individuali e il nostro contributo a quelle collettive.
Nella tua lettera racconti la tua professione di educatore e quindi conoscerai bene questi processi. Come conoscerai bene il fatto che il paradosso diventa parte di ognuno di noi. Se rileggi le tue ultime righe potrai comprendere quanto sia alto il rischio e ci sia entrata anche tu. «Ciò che mi ha allarmata è l’aver visto tra i commenti nomi di persone che conosco, che sono madri e padri…io sono educatore dei loro figli, e purtroppo ho pensato che ora capisco molte cose. Cosa possiamo aspettarci dai “giovani” se questo è un mondo di giudizi delle “bestie”?»
Sta a noi, a ognuno di noi, costruire quel futuro migliore, malgrado i “leoni da tastiera” come li chiami tu. A tutti ci scappa il giudizio facile. Anche quando pensiamo di avere tutte le ragioni del mondo dobbiamo fare grande attenzione perché restiamo immersi in quell’era del paradosso dove i rischi si moltiplicano.
In ogni caso grazie per la tua lettera e per il tempo che hai dedicato a una questione spinosissima e molto delicata. Il tuo contributo ci ha permesso di tornare a parlarne.
Buon lavoro e buon tutto.
Il direttore Marco Giovannelli

12. Secondo te i social network sono una cosa buona per la nostra società oppure no? Diventiamo sempre più indifferenti alle cose che succedono? Spiega in un breve testo tre cose positive e tre cose negative dei social network.

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Soluzioni

Levante – Non me ne frega niente

Sogno
La pace nel mondo
Ma a casa sono brava a far la guerra
La storia è sempre quella
Noi siamo tutti uguali
Ma il colore della pelle conta
Se parte la rivolta
Combatto con lo scudo dello schermo
le armi da tastiera
Di giorno sto in trincea
Lancio opinioni fino a sera

 

Non me ne frega niente
Se mentre rimango indifferente il mondo crolla
E non mi prende
Non me frega niente
Se mentre la gente grida aiuto io prego non capiti a me
Non me ne frega niente, di niente

 

Scorrono immagini porno
Mi scandalizzo
Inizio la bufera
Codardo chi non c’era
A scrivere sul diario da che parte sta la verità

 

Ma in piazza scendo solo per il cane
Non mi vogliate male
Ho sempre poco tempo per lottare senza

 

Non me ne frega niente
Se mentre rimango indifferente il mondo crolla
E non mi prende
Non me frega niente
Se mentre la gente grida aiuto io prego non capiti a me
Non me ne frega niente, se spente le luci tutto quello che succede non si vede

Non me ne frega niente, di niente
Se il mondo crolla non mi prende
Se il mondo crolla non mi prende

 

Non me ne frega niente
Se mentre rimango indifferente il mondo crolla
E non mi prende
Non me frega niente
Se mentre la gente grida aiuto io prego non capiti a me
Non me ne frega niente, se spente le luci tutto quello che succede non si vede
Non me ne frega niente, di niente
Non me ne frega niente, di niente
Niente di niente

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